Acceptance and Commitment Therapy - ACT
  • dom 7 gennaio
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Acceptance and Commitment Therapy - ACT

Conosciamo insieme L'ACT

L’acronimo ACT, in inglese definisce i tre principali passi proposti dalla terapia: “Accept thoughts and feelings, Choose directions, and Take action” ovvero “accetta i pensieri e le emozioni, scegli le priorità, agisci” (Hofman 2008).

L’ACT venne proposta alla comunità scientifica da Steven C. Hayes con la pubblicazione di due articoli (Hayes & Brownstein, 1986; Hayes & Wilson, 1994) e di un libro (Hayes et al., 1999).

Tale proposta di Stefen Hayes e collaboratori si situa all’interno della Terza generazione (third wave) della terapia cognitiva e comportamentale insieme alla Dialetical Behavior Therapy (DBT), alla Mindfulness- Based Cognitive Therapy (MBCT), alla Functional Analytic Psycotherapy (FAP) e a diverse altre terapie, ciascuna delle quali pone grande enfasi sull’accettazione e la mindfulness.

Le terapie della terza onda, definite “terapie di terza generazione”, nascono come sviluppo ed evoluzione delle terapie CBT. Il termine “third wave” compare per la prima volta in un articolo scientifico del 2004, scritto da Steven Hayes, psicologo comportamentista e fondatore dell’Acceptance and Commitment Therapy.

L’ACT è una terapia rivoluzionaria perché non si preoccupa di ridurre o eliminare i sintomi, ma di fare in modo che si viva una vita ricca, piena e significativa, pur in presenza di questi, si basa su ricerche di processi linguistici, che fanno riferimento alla teoria del linguaggio e della cognizione umana chiamata Relational Frame Theory - RFT, un modello teorico di matrice post-Skinneriana, basato su di un programma di ricerca sul linguaggio e sui processi cognitivi (Hayes, 2001; Fletcher 2005).

I sei pilastri dell’ACT

L’ACT insegna ad incrementare la flessibilità psicologica, cioè la capacità di sviluppare comportamenti conformi ai valori significativi nella propria vita (Bulli, 2010; Harris, 2011).

L’ACT enfatizza la natura continua del comportamento e per tale motivo propone “Hexaflex".

Hexaflex costituisce sia un esempio di salute psicologica che di psicopatologia.

Il concetto di base è che i processi alla base del modello siano ampiamente responsabili dell’adattabilità dell’uomo, ovvero possono originare un funzionamento adattivo se usati in modo flessibile nei vari contesti di vita e quindi promuovere la flessibilità psicologica, al contrario, se utilizzati, dall’individuo, in modo rigido ed inflessibile, portare ad un’eccessiva sofferenza psicologica e promuovere l’inflessibilità psicologica.

L’obiettivo dell’intervento ACT è promuovere il movimento dall’inflessibilità alla flessibilità psicologica, e quindi ai sei processi speculari (defusione cognitiva, accettazione, contatto con il momento presente, valori, azione impegnata, sè come contesto).

In contrapposizione al modello psicopatologico dell’inflessibilità psicologica, l’ACT propone quello terapeutico della flessibilità psicologica, la capacità di impegnarsi in un comportamento altamente organizzato e propositivo che sia in grado di adattarsi alle circostanze attraverso la formula ACCEPT, CHOOSE and TAKE ACTION ovvero accettare, scegliere i propri valori e compiere azioni in accordo con i valori scelti (Hayes, Strosahl e Wilson, 1986).

I sei processi che contribuiscono alla flessibilità psicologica sono: l’accettazione, la defusione, il sé-come-contesto, l’impegno nell’azione, i valori e la flessibilità attentiva.

Evidenze sperimentali

Diversi studi hanno evidenziato che l’intervento ACT ha un’efficacia sostenuta sperimentalmente su una vasta gamma di condizioni cliniche: problematiche legate allo stress lavorativo, dolore cronico, disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, gestione del diabete, abuso di sostanze, stigma relativo all’uso di sostanze per la gestione del dolore in oncologia, epilessia, schizofrenia, disturbo borderline di personalità, dolore cronico pediatrico, gestione del peso e dello stigma legato all’obesità, etc.

La ricerca sperimentale indica come l’inflessibilità psicologica e i processi ad essa legati siano in grado di predire significativamente il distress psicologico e altri out-come legati alla salute (Levin e al, 2012). Per tali motivi sono stati condotti anche studi per analizzare l’efficacia delle tecniche ACT nel trattamento di una vasta gamma di problemi psicologici.

I risultati mostrano come l'approccio ACT sia in grado di diminuire l’inflessibilità psicologica, in favore di un aumento della flessibilità. Infatti, sono stati ottenuti risultati promettenti in un elevato numero di condizioni psicologiche che affliggono gli adulti, come nel caso del burnout (Hayes et al., 2004), nei Disturbi dell’Umore (Lopez e Arco, 2002), nei disturbi d’Ansia (Carraoscoso, 2000), nel dolore cronico e nei casi di abuso di sostanze (Hayes et al., 2002), nella tricotillomania (Woods et al., 2006), nell’epilessia (Lundgren et al., 2006), nelle sindromi psicotiche (Gaudiano et al., 2006).

Se cerchi un terapeuta ACT, mi trovi sul sito ufficiale dell'Associazione ACT Italia come socio professionista

https://www.act-italia.org/associazione/

 

 

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